Un’industria insalubre a Calvatone

Pochi sanno che è stata autorizzata la costruzione di un impianto per la produzione di conglomerato bituminoso, più noto come asfalto, nella zona industriale di Calvatone al confine con il Comune di Tornata.
Si prevede una produzione di circa 100.000 tonnellate all’anno di conglomerato bituminoso, con notevoli ripercussioni sull’ambiente e sulla popolazione.

L’impatto ambientale

Le fabbriche di asfalto sono classificate come industrie insalubri per il loro forte impatto ambientale dovuto oltre che ai processi di produzione anche al fortissimo aumento del traffico pesante.

Le conseguenze più gravi sono dovute all’emissione nell’aria di inquinanti. Alcune di queste sostanze sono di accertata tossicità/cancerogenicità come gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) o i VOC (Composti Organici Volatili) tra i quali ci sono benzene e i suoi derivati e la formaldeide.
Gli impianti di conglomerati bituminosi emettono anche le polveri fini o finissime (PM10 e PM 2.5) che assorbono gli inquinanti e li trasportano nei polmoni.

C’è da preoccuparsi?

Le conseguenze più lievi degli inquinanti emessi sono irritazione delle mucose o disturbi all’apparato respiratorio, ma l’esposizione prolungata a sostanze cancerogene può naturalmente favorire l’insorgere di gravi patologie.

E’ particolarmente preoccupante l’aumento registrato in alcuni studi di tumori e leucemie nei bambini, che sono sempre più esposti agli agenti inquinanti rispetto agli adulti.

Comitato “NO AL BITUME”

Per questi motivi è stato promosso il comitato “NO AL BITUME” da parte di cittadini di Calvatone e dei comuni vicini preoccupati per le ripercussioni che l’impianto di conglomerati bituminosi può avere sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulle attività economiche presenti nel territorio. Il Comitato è apartitico e aperto quanti ne condividano le finalità.